Merkel fa la buona e studia un mini piano Marshall per l’Ue

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, è un’appassionata di calcio, e avrebbe dato chissà che cosa per veder vincere i tedeschi agli ultimi Mondiali o Europei. Quest’anno il suo sogno si è avverato. Si trattava della Champions League, in compenso erano entrambe tedesche le squadre che si disputavano il primo posto nello stadio di Wembley: il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco. Questa “Überlegenheit”, superiorità, della Germania anche nel calcio è parsa quasi eccessiva persino per la Kanzlerin: la Germania non gode di grandi simpatie.
11 AGO 20
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La cancelliera tedesca, Angela Merkel, è un’appassionata di calcio, e avrebbe dato chissà che cosa per veder vincere i tedeschi agli ultimi Mondiali o Europei. Quest’anno il suo sogno si è avverato. Si trattava della Champions League, in compenso erano entrambe tedesche le squadre che si disputavano il primo posto nello stadio di Wembley: il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco. Questa “Überlegenheit”, superiorità, della Germania anche nel calcio è parsa quasi eccessiva persino per la Kanzlerin: la Germania non gode di grandi simpatie.
Lo Spiegel, mai troppo tenero con lei, in quest’ultimo numero ha però pubblicato un articolo che potrebbe contribuire a ritoccare almeno un po’ quel ritratto di Merkel che da tempo la ritrae in veste di impietosa Domina, indifferente ai pesanti sacrifici che la sua ricetta del rigore sta chiedendo a metà Europa (con il rischio reale, peraltro, di intaccare anche la metà sana, Germania compresa). Ad annunciare la lieta novella della svolta di Berlino è stato il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble: “Sembrava quasi che un neoconvertito stesse annunciando la gloria dei cieli”, osservava lo Spiegel. Schäuble, mercoledì scorso, dopo un incontro con il suo omologo portoghese Vítor Gaspar, annunciava radioso che era giunto il momento di “investire di più, di attuare più programmi che incentivino lo sviluppo” per far ripartire le economie. “Perché se non riusciamo in questo, il progetto europeo resterà sempre un progetto monco”.
Schäuble parlava anche a nome della Kanzlerin ovviamente. I numeri sulla crescente disoccupazione giovanile che affliggono metà Europa devono aver spaventato pure lei. Il che non toglie, commentavano i media tedeschi, che dietro a questo ravvedimento c’è anche una buona dose di calcolo politico. Merkel non solo è stufa di vedersi accolta nelle capitali europee con manifesti che la ritraggono con i baffetti alla Hitler, e di dover essere scortata da un apparato di polizia, nemmeno fosse un criminale di guerra; teme ovviamente anche che l’immagine della Germania arcigna e impietosa diventi troppo radicale nel resto d’Europa. Merkel non può escludere che Spd e Verdi, prima o poi, non si accontentino più di punzecchiarla dai banchi del Bundestag e, immemori di aver loro stessi sempre votato compatti (a volte più compatti dei deputati della maggioranza) a favore della strategia di austerità targata Merkel, trasformino la disoccupazione giovanile in un cavallo di battaglia elettorale. Ma forse c’è anche una preoccupazione sincera che la ricetta fin qui somministrata, se non corretta, possa alla fine rivelarsi letale, anche se, come faceva notare la Süddeutsche Zeitung, la disoccupazione giovanile in Spagna risultava preoccupante già nel 2009.
In che cosa consiste concretamente la svolta annunciata da Schäuble? Come possono i paesi in crisi investire di più senza abbandonare il sentiero delle riforme strutturali e i tagli alla spesa pubblica, condizione imprescindibile per Berlino per aiutare il resto dell’Europa? E ancora, com’è possibile aiutare un altro paese senza dover attendere le decisioni della Commissione europea, e senza infrangere una delle regole d’oro di Maastricht, e cioè che nessuno stato si può accollare i debiti di un altro? La risposta a questo quesito Merkel e Schäuble l’hanno trovata nella KfW (Kreditanstalt für Wiederaufbau), l’istituto fondato nel 1948 per gestire gli aiuti del Piano Marshall destinati alla ricostruzione della Germania. Oggi la KfW vanta un attivo di 512 miliardi di euro (dato 2011) ed è la più grande banca pubblica (80 per cento appartiene al Bund, 20 per cento ai Länder) al mondo. Se nei decenni passati è servita a finanziare l’industria e soprattutto la media impresa, dopo il crac di Lehman Brothers e la crisi finanziaria mondiale è andata in soccorso anche della Commerzbank e dell’Ikb travolto dai mutui subprime.
Ora Berlino ha deciso di usare parte della ricca dotazione di fondi della KfW per aiutare direttamente alcuni dei paesi in crisi. Il primo della lista è la Spagna: visto che le imprese non riescono a rifinanziarsi per gli alti tassi di interesse chiesti dalle banche iberiche, la KfW dovrebbe mettere a disposizione della sua omonima spagnola, l’Ico, un prestito globale e così facendo permettere anche alle imprese spagnole di approfittare di tassi di interesse più bassi. Sempre attraverso la KfW, Berlino potrebbe poi partecipare a un fondo di venture capital, attraverso il quale finanziare nuovi progetti e imprese.
Merkel è diventata più buona, dunque. Ad averle reso più facile il cambio di rotta sono stati alcuni segnali positivi provenienti dai paesi in difficoltà. Come scrive l’Economist nell’ultimo numero: è ancora lunga e faticosa la strada per gli spagnoli, i quali però, diversamente da altri paesi, non se la prendono con la Germania, ma riconoscono che le cause della loro attuale miseria sono state autoprodotte, soprattutto ai tempi del boom dell’edilizia. Diversamente dalla Francia, fa notare il settimanale britannico, Madrid ha avviato radicali riforme strutturali (nel sistema bancario, nel pubblico impiego, nel mercato del lavoro), e diversamente dall’Italia, il governo guidato dal primo ministro Mariano Rajoy è, per quanto poco amato, saldamente in sella e ha buone possibilità di restarci fino al termine del mandato, cioè il 2014.
Anche dalla Grecia iniziano a trapelare notizie rassicuranti. Una di queste è che dopo diverse false partenze il programma di privatizzazioni ha preso finalmente il via con la vendita della società delle scommesse Opap per 712 milioni di euro; Gazprom parteciperà poi all’asta di Depa (azienda di stato del gas), mentre la privatizzazione del Pireo vede in pole position Cosco, colosso nel trasporto merci via mare. Con il suo “Marshall Plan” in miniatura, Berlino spera di sostenere questi primi timidi segnali di ripresa e riguadagnare qualche punto in simpatia, utile per l’appuntamento elettorale dell’autunno.